Castello di Cly

LA SIGNORIA DEGLI CHALLANT – CLY

Sui pendii assolati di Saint Denis, in posizione scenografica e dominante tutto il fondo valle, sorge su un’altura rocciosa un’antica sentinella in pietra del XI° sec., si tratta del Castello di Cly, citato tra i più antichi esempi di costruzione fortificata della Valle d’Aosta.

Bosone IV° visconte di Aosta ricevette il feudo dal conte di  Savoia già agli albori del 1.200
Sul finire del XIII° sec. esso divenne il baluardo della famiglia dei CLy, una signoria però dal passato travagliato e sanguinolento, imparentata con il potente ramo della casata Challant, che fece di questo luogo un grande centro amministrativo e di potere. 

La loro giurisdizione di estendeva strategicamente dalla Dora fino alla Valtournenche permettendo il controllo verso importanti vie alpine, come il colle del Teodulo.

Sul finire del XVII° sec. il maniero fu diviso tra varie famiglie, anche esterne alla Valle d’Aosta, e passò infine ai “Roncas” che lo abbandonarono e utilizzarono parte delle sue pietre  per la costruzione di una più comoda abitazione a Chambave.

IL CASTELLO e la sua evoluzione

Si tratta di un bellissimo esempio di castello così detto “primitivo“, posto in posizione strategica e sorto su un precedente insediamento protostorico, le cui mura ben conservate, avvolgono il visitatore all’interno di un’ampia cinta possente e molto suggestiva.

Accomunano questi antichissimi castelli alcuni elementi:
nel punto più alto della rocca si eleva il poderoso “donjon” o “mastio” squadrato, alto ben 18 metri , ovvero una imponente torre con funzione difensiva, considerata anche dimora di emergenza per il signore in caso di pericolo, il cui ingresso, ancora visibile era posto a diversi metri dal suolo.

La cinta muraria intervallata da caratteristici scudi in pietra, i merli, permetteva attraverso il camminamento, ormai non più visibile di percorrere tutto il perimetro del castello e di dare riparo e sicurezza sia alle persone che agli ambienti al suo interno.

A ridosso del donjon, si concentravano alcuni edifici con funzione abitativa e anche la Cappella in questo caso dedicata a San Maurizio (patrono dei Savoia), già citata nel 1.227, e ben visibile dall’abside esterno. Un gioiello dell’arte romanica e che ha restituito dei frammenti di pitture risalenti all’XI° secolo.
La cisterna infine, scavata nel terreno e a pochi metri dai corpi di fabbrica, era indispensabile per l’approvigionamento idrico.

TRA LEGGENDA e PRIGIONIA

Ciò che oggi sembra una costruzione ridotta a rudere, ha la capacità di trasformarsi in un autentico passo nel passato e nel mistero.

Sentenze, impiccagioni, roghi, era questo il destino qui nel 1400 per le donne accusate di stregoneria.
La leggenda narra della vicenda di una donna di nome Johannetta Cauda, la quale trascorse ben 71 giorni all’interno del mastio prima di essere condannata dal tribunale di Cly con l’accusa di aver mangiato i propri nipoti.  Un destino tragico destino, quello della stregoneria, che accomunò molte altre sorti similari fino al XVI° sec.

Informazioni

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