Le trasformazioni delle TORRI ROMANE di Aosta

 DA TORRI ROMANE A… DIMORE MEDIEVALI FORTIFICATE

 

La città di Aosta è disseminata di torri, erano ben 20 in epoca romana!
Si intervallavano a distanza regolare sull’antica cinta muraria ed oltre a costituire un sistema di difesa rappresentavano anche un elemento decorativo della città con scopo monumentale.
Molto ampie, a pianta quadrangolare e alte 7 metri, non passavano inosservate.

Alcune di queste sono ancora facilmente visibili sia dall’interno che dall’esterno del centro storico, pur avendo cambiato aspetto per via del loro stravolgimento avvenuto nel corso del tempo.
In epoca medievale, a partire dal XI° secolo numerose famiglie nobili locali si impossessarono di queste strutture romane ampliandole per adibirle a dimore fortificate sia per difesa personale ma anche a scopo di rappresentanza.

Conservano più di 2000 anni di storia ed alcune di esse vennero ancora utilizzate pochi decenni orsono, come sedi espositive.

Per citarne solo alcune tra le più suggestive:
La Torre del Balivo, oggi sede dell’Istituto musicale pareggiato della Valle d’Aosta, la Torre dei Signori de Porta Santi Ursi, collocata sulla monumentale Porta Pretoria, la Tour Bramafam, in corrispondenza della Porta urbica destra della città, la Tourneuve e la Tour du Pailleron unico esempio sopravissuto di architettura interamente romana.

 

LA TORRE “DELLA PAURA”

A sud-ovest, appena fuori dal centro storico sorge una torre che tutti i valdostani conoscono, è la “Tour du lepreux” , la torre del Lebbroso.

Ancora ben visibile è la sua struttura a pianta quadrata di epoca romana ma con evidenti aggiunte medievali; una stretta torretta scalare sullo spigolo ovest con merlatura e numerose finestre di epoche diverse. Degne di nota soprattutto le più eleganti a crociera sulla parte sud.
Questa torre ha una storia lunga e particolare. A seguito della dismissione militare romana, venne abiatata dalla potente famiglia Friour sul finire del XII° secolo.
Il suo nome mutò in “frayeur” (paura) quando venne abbandonata a seguito di numerosi passaggi di propietà.
Venne acquistata verso il 1773 dall’Ordine Mauriziano e di San Lazzaro, che gestiva l’Ospedale cittadino e qui decise di ospitare il lebbroso Pietro Bernardo Guasco da Oneglia per quasi 30 anni.
Il celebre scrittore saviardo, Xavier de Maistre durante il suo soggiorno ad Aosta fu ispirato da questa vicenda e dall’incontro con il malato, a seguito del quale nacque il suo racconto “Le lepreux de la cité d’Aoste”.

 

E’ sicuramente tra le torri più caratteristiche di tutta la città.

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